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Calcio Femminile – L’origine

Di informazioni ce ne sono poche anche se la voglia di giocare ed essere riconosciuti per il proprio lavoro è la stessa. La storia del calcio femminile comincia, sfortunatamente come molte altre discipline, all’ombra di quella maschile e ci rimarrà per molto tempo prima che il mondo se ne renda conto. Quello che sappiamo è che, a cominciare il trend che avrebbe conquistato milioni di fan ai Mondiali di Francia 2019, furono delle intraprendenti lavoratrici di una fabbrica inglese. Le “Signore del Kerr”, come le chiamavano, hanno costituito possibilmente la prima squadra femminile della storia.

Parliamo dell’Inghilterra dei primi anni del XX secolo. La Terra d’Albione è in guerra, privata quindi di molti dei propri uomini impegnati al fronte. La mancanza della forza lavoro maschile però, non porta solo un carico di lavoro maggiore per le donne, bensì anche una serie di attività per le quali erano in precedenza escluse. Una piccola fabbrica di munizioni apre i battenti, come molte altre, a una manciata di donne che, senza i propri mariti a casa, sono costrette anche ai lavori più pesanti.

La fabbrica in questione era la Dick Kerr nella città di Preston. La campo da calcio era il cortile della fabbrica, aperto alle partite durante la pausa pranzo e quella pomeridiana. Si dice che la squadra femminile si sentiva così sicura delle proprie capacità che decise di organizzare una sfida con la squadra maschile della fabbrica.

Indipendentemente dal risultato di quella partita, che rimane ancora un mistero, la novità scatenò il primo movimento che avrebbe portato alla nascita delle primo campionato femminile inglese.

Da qui, le Signore Kerr divennero il simbolo del gentil calcio, non solo nella propria nazione ma anche in quelle circostanti. Non passò molto tempo prima che le operaie si spostassero in Francia per giocare le prime partite amichevoli internazionali. Questi eventi attirarono così tanta attenzione da spingere fortemente il movimento anche in Francia.

In Scozia, dopo la prima proibizione emessa dall’autorità calcistica scozzese a sfavore di un programma di partite amichevoli femminili, le operai del Kerr decisero di imbarcarsi in un tour della nazione che avrebbe attirato la giusta attenzione sul problema. Le cinque città scelte per le partite portarono un totale di oltre settantamila spettatori.
Il movimento fu così repentino che, all’inizio degli anni 20, le squadre in rosa presenti nella nazione ammontavano già a 150, un’esempio per le altre nazioni.

Nel 1921 le Signore del Kerr disputarono 67 partite, molte delle quali organizzate da città ospitanti che richiedevo la presenza delle donne nei loro palazzetti. Il tutto riuscendo comunque a mantenere il proprio lavoro in fabbrica.

Quando tutto stava procedendo per il meglio ci pensò la Football Association inglese a mandare all’aria i piani delle operaie di Preston, almeno per qualche anno. Con un comunicato nel quale si riteneva che il calcio fosse inadatto alle donne, l’associazione mise fuorilegge lo sport fino all’inizio della II Guerra Mondiale. A riprendere in mano le redini dell’eredità lasciata delle operaie inglesi ci pensarono le nazioni di Norvegia, Svezia e Germania. Il boom dello sport in questi tre paesi portò nel giro di un decennio alla creazione dei primi campionati femminili. Gli incontri internazionali cominciarono a diventare sempre più comuni espandendo la pratica nella maggior parte dei Paesi dell’Europa dell’Ovest.

Dagli anni sessanta si dovrà aspettare ancora quasi 30 anni prima che nasca la prima Coppa del Mondo Femminile. Il resto è storia moderna ma il nome delle Signore del Kerr rimarrà scolpito nella storia di questo sport: la compagine inglese rimase in vita per 48 anni in cui ha disputato 828 partite, vincendone 758, pareggiandone 46 e perdendone soltanto 24, segnando la bellezza di 3500 goal.