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Omofobia ai Mondiali Qatar 2022: le Proteste LGBT

I Mondiali in Qatar sono sicuramente stati l’evento dell’anno calcistico e sportivo per eccellenza. Di certo, però, questa particolare edizione svoltasi in Inverno ha portato con sé decisamente tante polemiche. Tra quelle che più di tutti hanno tenuto testa, abbiamo i diritti dei lavoratori e quelli della comunità LGBT. In Qatar, infatti, i rapporti tra persone dello stesso sesso sono vietati e questo significa che, nel caso in cui le forze dell’ordine scovino persone omosessuali, c’è il rischio di essere arrestati e di venire condannati a pene gravi.

E se questo ha da sempre creato polemiche e proteste all’interno delle varie comunità LGBT e dell’opinione pubblica in generale, con i Mondiali la situazione si è, se possibile, accentuata. Giocare un evento sportivo, all’insegna della solidarietà, della lotta al razzismo e della fratellanza, in un paese in cui le persone non sono libere di avere relazioni con persone dello stesso sesso, infatti, sembra davvero assurdo.

Nel corso di questi paragrafi vedremo quali sono i diritti negati, e le proteste che si sono registrate ai Mondiali. Come detto, infatti, parliamo di un evento sportivo amato da appassionati di scommesse calcio, ma seguito anche da miliardi tifosi e semplici curiosi. E si tratta di una vetrina anche per mettere in luce gli aspetti negativi di un paese con l’intendo di migliorarli.

Diritti Negati in Qatar alla Comunità LGBT

Prima di passare a parlare delle proteste che registrate prima e durante i Mondiali in Qatar 2022, vogliamo soffermarci dei diritti negati alla comunità LGBT.

Come già detto, ad esempio, i cittadini possono avere rapporti con persone dello stesso sesso. E in questo caso la pena può arrivare fino a sette anni di detenzione.

Inoltre, non c’è sulle Unioni Civili e la discriminazione si manifesta anche in altri settori. Le persone omosessuali, infatti, non possono prestare servizio nelle forze Armate, così come non possono neanche donare il sangue. Come se l’essere gay fosse una malattia e fosse trasmissibile via sangue. I cittadini qatarioti, poi, non possono neanche richiedere il cambio di sesso.

E attenzione perché l’omofobia, si applica anche agli stranieri. I casi registrati sono stati tantissimi ma uno di questo ha particolarmente creato scalpore. Nel 1995, infatti, un turista americano che visitava il Qatar è stato arrestato per il reato di omosessualità, condannato a sei mesi di prigione e 90 frustrate.

LGBT – Qatar e Mondiali

Ora che abbiamo visto quali sono i diritti negati alla comunità Lgbt (che nel corso degli anni è diventata LGBTQIA+), possiamo passare al Mondiale in particolare. Prima ancora che iniziasse, infatti, le proteste per sottolineare quanto fossero difficile e incredibilmente negative le condizioni di visita in Qatar per i cittadini omosessuali, sono state davvero tante.

E a questi si sono associate moltissime nazionali che avevano proposto anche di indossare una fascia particolare per supportare la causa. Ma procediamo con ordine e soffermiamoci su quelli che sono stati i momenti più importanti.

Le Agghiaccianti Parole dell’Ambasciatore Salman

Nonostante le proteste sui diritti della comunità LGBT e sull’omofobia in Qatar, sono arrivate le parole dell’ambasciatore dei Mondiali di calcio in Qatar. Parliamo del 60enne ex giocatore Khalid Salman che, nel corso di un’intervista con l’emittente tedesca Zdf, si è così espresso sulla questione:

Molte persone arriveranno nel Paese durante i Mondiali. Per esempio, parliamo di gay. La cosa più importante è che tutti quelli che accettano di venire qui accettino anche le nostre regole”, riferendosi per l’appunto al non dover manifestare la propria sessualità in pubblico.

Ma le sue dichiarazioni non sono finite qui, visto che poi ha aggiunto: “Ci sono problemi con i bambini che vedono i gay. Perché allora imparerebbero qualcosa che non va bene”, sottolineando che l’omosessualità è un problema psichico.

La Fascia e la Fifa

Anche dopo le parole di Salman, le proteste sono aumentate ancora di più e diverse nazioni sono scese, questa volta mediaticamente, in campo. In particolare, parliamo di Inghilterra, Germania, Olanda, Galles, Belgio, Danimarca e Svizzera. L’intento era che i capitani di queste selezioni indossassero una fascia da capitano personalizzata e a sostegno del movimento “OneLove” e a favore dei diritti delle persone omosessuali.

La Fifa, però, si è opposta a questa scelta sottolineando che i capitani devono indossare rigorosamente la fascia da capitano da lei fornita. Dando l’autorizzazione alla fascia “One Love, infatti, si poteva creare un precedente e qualcuno avrebbe potuto, ad esempio, indossare una fascia personalizzata con un brand o con altre tipologie di messaggi. Inizialmente si era parlato di una sanzione economica a chi avesse indossato la fascia e i capitani erano ben lieti di pagare la multa e indossarla comunque. Ma poi si è passati alle sanzioni disciplinari.

In pratica, i capitani che avrebbero indossato quella fascia sarebbero stati subito ammoniti per non avere rispettato il regolamento. E come ben sapranno gli appassionati di Live match, un’ ammonizione ad inizio partita non è certo il massimo per giocare la gara con la giusta tranquillità.

La decisione della FIFA, comunque, non ha soddisfatto nessuno, a partire dai giocatori, i tifosi e tutte le varie comunità a sostegno dei diritti.

La Protesta Tedesca

La nazionale tedesca, in seguito a questa imposizione, ha deciso di iniziare la prima gara inaugurale con un clamorosa protesta. Durante la foto di rito prima dell’incontro, infatti, tutti i giocatori si sono coperti la bocca. Un modo per sottolineare che la Fifa ha provato a zittirli e far sì che non protestassero a sostegno della comunità LGBT e contro l’omofobia in Qatar.

Conclusione

In questo articolo, non abbiamo parlato delle solite scommesse in Italia, dei giochi da casinò e delle strategie, così come facciamo solitamente nel nostro blog. 

Ci siamo soffermati, invece, su un argomento molto particolare e sensibile cercando di trattarlo nel modo più semplice, cosicché tutti possano capirlo. E questo perché lo sport nasce come motivo di inclusione e tolleranza, ben lontano dall’omofobia e dai diritti negati.

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