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Donne e Olimpiadi: La Storia

Ormai nel Ventunesimo secolo la differenza tra uomini e donne alle Olimpiadi è davvero minima, almeno dal punto di vista numerico. Nell’edizione di Parigi 2024, infatti, il numero di atlete donne e quello degli uomini dovrebbe equipararsi. Questo dato, potrebbe apparire del tutto scontato e anche normale, in realtà è un vero e proprio traguardo per le il mondo femminile che, anche nello sport e nella competizione sportiva per eccellenza, ha dovuto lottare molto più degli uomini per conquistarsi il suo spazio. 

Il ruolo delle donne alle Olimpiadi, infatti, è sempre stato abbastanza marginale sin dagli inizi e solo dopo tantissimi anni ha raggiunto una certa importanza. 

Donne alle Olimpiadi: le Origini 

Il ruolo marginale delle donne alle Olimpiadi ha una storia lunga, visto che sin dall’antica Grecia gli sport erano riservati solo agli uomini. Considerate che le donne non erano ammesse neanche a guardare le gare. Una leggenda vuole che una volta la madre di un atleta era talmente curiosa di vedere il proprio figlio in azione che si travestì da uomo e riuscì ad entrare nell’arena di gioco. A quel punto, una volta scoperto lo stratagemma della donna, fu cacciata via. Per evitare che casi simili si potessero ripetere, fu imposto agli allenatori di guidare i loro atleti completamente nudi. 

I Giochi Olimpici Moderni e le Donne

Quanto descritto nel paragrafo precedente, però, si riferisce a quanto avveniva oltre duemila anni fa. Ma da allora la situazione sarà cambiata? Se diamo uno sguardo ai primi anni delle Olimpiadi moderne vediamo che in realtà non c’è molta differenza a quanto avveniva diversi secoli prima. E per dimostrarlo basta solo citare uno dei pionieri delle Olimpiadi e della sportività per eccellenza, ovvero il barone francese De Coubertin. 

Il creatore dell’espressione divenuta nota in tutto il mondo, ovvero “non è importante vincere, ma partecipare”, era un acerrimo nemico dello sport femminile e delle donne alle Olimpiadi. Anzi, lo riteneva un vero colpo nell’occhio. Il suo pensiero, infatti, era che la netta differenza fisica e fisiologica tra gli uomini e le donne, determinasse l’assoluta incapacità di queste ultime a partecipare alle gare sportive. 

Le Prime Partecipazioni 

Nonostante i tanti antagonisti, però, le prima donne riuscirono a partecipare ai giochi olimpici già alla seconda edizione, ovvero quella che si è svolta a Parigi nel 1900. Parliamo comunque di partecipazioni non ufficiali, ovvero di donne che in qualunque caso non potevano vincere e, inoltre, si trattava di pochissime decine. Basta considerare nella terza edizione che si è svolta il 1908 a Londra, vi erano solo 36 donne alle Olimpiadi, a fronte, invece di 2008 atleti di sesso maschile. 

Proprio per questo fu anche creata una competizione appositamente per le donne che inizialmente prese il nome di Olimpiadi femminili. 

Una prima svolta, però, arrivò ad Anversa nel 1920. Le donne, infatti, poterono partecipare ai Giochi Olimpici in forma ufficiale. Ottono anni dopo, poi, nell’edizione olandese di Amsterdam le donne presero parte anche alle competizioni di atletica e questo, ovviamente, fece sì che il loro numero aumentò. In totale, infatti, le atlete di sesso femminile saranno 290 su un totale di 2883 atleti. 

Le Prime Eroine dei Giochi 

Man mano che il numero di donne iniziò ad aumentare, apparvero anche le prime donne fenomenali alle Olimpiadi. Ovviamente non siamo anche all’epoca del live betting ma già nel 1948 l’atleta olandese Francina Elsje Blankers Koen riuscirà a conquistarsi l’appellativo di “mamma volante” vincendo ben quattro titoli olimpici in diverse discipline dell’atletica leggera. 

Il numero delle donne, comunque, è aumentato sempre di più nel corso degli anni. A Seoul 1988, ad esempio, erano iscritte quasi 2.220 persone su circa 8.400 atleti in totale. Nell’edizione del 2000 che si è svolta a Sidney, la fiamma olimpica fu portata da sole donne-tedoforo. Fu un modo per ricordare e commemorare i primi cento anni della partecipazione ai Giochi di rappresentative femminili.

Quasi lo Stesso Numero di Atleti

Nel 2012, ai giochi di Londra si è quasi raggiunto la parità di numero tra atleti di sesso maschile e le donne alle Olimpiadi. In Inghilterra, infatti, si è arrivati al 45% di donne, ma non solo. Per la prima volta nella storia delle Olimpiadi è stato aggiunto anche la boxe femmine che fino a quel momento era uno sport riservato solo agli uomini. Da quell’anno, infatti, la troverete anche nelle varie scommesse online

Questa edizione dei giochi olimpici, poi, ha anche un altro dato che merita di essere ricordato. Parliamo del fatto che tutte le nazioni partecipanti hanno iscritto almeno un’atleta di sesso femminile alle olimpiadi.

Uomini e Donne alle Olimpiadi nelle Stesse Gare?

Il numero di donne alle Olimpiadi basta per avere parità tra i due sessi? È questa la domanda che si pongono tanti esperti e c’è anche qualcuno che chiede che le gare vedano la partecipazioni di atleti di entrambi i sessi. In realtà questa proposta non ha mai trovato grandissimi riscontri visto che non sarebbe garantita la competitività. 

È importante, però, proseguire nel percorso che vede i due sessi avere pari dignità e anche andare ad incidere in quei paesi dove la figura della donna è ancora troppo spesso sottovalutata. L’Italia, invece, è una nazione in cui la distinzione uomo donna avviene probabilmente solo nel calcio, visto che il movimento femminile è ancora troppo indietro rispetto a quello maschile. Le squadre di basket femminile e di pallavolo, ad esempio, sono tra le più competitive in tutte le competizioni mondiali anche ai Giochi Olimpici. 

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