Scommesse

George Best: la leggenda oltre il calcio

George Best

George Best è innegabilmente uno dei calciatori più riconosciuti e celebrati della storia dello sport. L’uomo sul quale scommettere, come dicevano i bookmakers inglesi della sua epoca.

Un talento che fin da piccolo lo aveva segnato e che lo avrebbe portato ad entrare nelle file del Manchester United, club nel quale rimarrà per 10 anni e con il quale vincerà un Pallone d’Oro.

Riflettori puntati dentro, ma soprattutto fuori dal campo con un nome che spesso riempiva le pagine di giornale di sport, tanto quanto quelle di gossip. La vita di George ha affascinato milioni di persone, tra dribbling, coppe e feste che sembravano sempre trovarlo con una bicchiere in mano alle prime luci dell’alba. Una carriera costellata di risultati, sporcata dalle necessità carnali di un’anima senza freni, che nel 2005 lo portarono a spegnersi al Cromwell Hospital di Londra. La diagnosi: infezione ai reni.

Eccovi la sua storia.

Un piccolo George Best

Era il maggio del 1946 e Dickie e Anne Best stavano per dare alla luce quello che sarebbe stato il primo di sei figli. Era la Belfast della ricostruzione dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, e della segregazione tra Cattolici e Protestanti che avrebbe sfociato negli episodi di violenza dagli anni ‘70 fino al 2001.

George Best venne al mondo in una città dove il calcio era in assoluto lo sport predominate tra i passatempi dei bambini del posto. La passione per il pallone porterà George ad entrare nella squadra locale del Cregagh, una finestra di divertimento destinata a finire con l’imminente trasferimento ad una scuola secondaria dove il calcio non era nel programma di studi. Sfortunatamente per i suoi voti, George non durò più di qualche settimana prima che cominciasse a saltare le lezioni in favore delle partitelle al parco con gli amici.

Dopo molte considerazioni, la famiglia decise di ritrasferire il ragazzino alla vecchia scuola di Lisnasharragh, dove il calcio era previsto nell’ora di ginnastica.

La grande svolta arrivò a poche settimana dal 15˚ complenno di George. Dopo essere stato scartato dalla squadra locale del Glentoran per il suo fisico minuto, ad intravedere un possibile futuro da calciatore professionista fu il Manchester United. Il loro talent scout, Bob Bishop, invierà un telegramma all’allora direttore Matt Busby con scritto: “Credo di averti trovato un genio”.

Nel 1961, George Best entrerà a far parte dei Red Devils.

 

La chiamata del successo

George trascorrerà diverse stagioni al Manchester United, probabilmente il club più riconosciuto al mondo di allora, vincendo numerosi premi e guadagnandosi la fama di uno dei più grandi giocatori del suo tempo.

Il debutto da professionista in prima divisione arriva alla tenera età di 17 anni. A garantirgli un posto da titolare è la vittoria in FA Cup contro il Burnley per 5-1 nella quale segna un gol. La fiducia riposta da coach Matt Busby, verrà ripagata quell’anno con sei gol segnati nelle 26 successive presenze.

Nella stagione 1964-65, con posto in prima squadra consolidato fin dall’inizio, Best aiuterà il Manchester United a conquistare il titolo di campione della Premier League.

A riempire il calendario del giovane altleta, ci fu anche il debutto da titolare nell’Irlanda del Nord under 18, a pochi giorni dal suo 17° compleanno, contro l’Inghilterra.

Best piazzerà fermamente il suo nome nel firmamento del calcio inglese con la doppietta nei quarti di finale di Coppa Europa contro il Benfica, siglata a soli 19 anni d’età.

George Best – Il personaggio dentro e fuori dal campo

Fu proprio intorno a questo periodo che i primi riferimenti al giocatore cominciarono a popolare i giornali di tutta la nazione. Soprannominato il ‘Quinto Beatle’ o ‘Belfast Boy’, Best era amato dai tifosi di tutto il mondo in egual modo sia per le sue capacità sul campo che per le sue imprese da show-man fuori. Una media di 1.000 lettere di tifosi a settimana erano il risultato di apparizioni in discoteche di lusso, circondato da modelle, e foto del giovane scattate a tarda notte, vendute il giorno dopo al miglior giornale offerente.

Preceduto da una reputazione di donnaiolo, la lista delle amiche famose di George sembrava non aver fine. Nonostante il crescente interesse per la sua vita personale però, il suo talento non sembrava ancora risentirne.

La stagione 1966/67 marca un altro anno di successo per lo United, campione nazionale ancora una volta. Sarà però la stagione successiva a regalare a Best il premio come capocannoniere della Lega. Un anno cruciale per la carriera del giocatore, nominato anche Calciatore dell’Anno dalla Football Writers’ Association, decisione arrivata dopo la performance spettacolare nella semifinale di Coppa dei Campioni contro il Real. Nella finale, Best passò alla storia non solo per aver segnato uno dei quattro goal inflitti al Benfica, ma anche per le indiscrezioni di una notte passata con una giovane ragazza alla viglia del match.

Dopo la vittoria, il voto unanime dei giudici dichiarò George Best come il miglior giocatore d’Europa e come il degno vincitore del Pallone d’Oro di quell’anno.

A soli 22 anni, George aveva raggiunto la vetta.

 

I primi segnali di declino

A partire dal ‘68, lo United entra in periodo turbolento che porteranno la squadra a chiudere i seguenti campionati in posizioni di metà classifica. Per George, era l’inettitudine dei nuovi arrivi a non permettere al team di portare a casa risultati. Per quanto la sua media gol fosse comunque la più alta di tutte, le bravate dell’attaccante cominciavano a farsi sempre più frequenti.

La cattiva condotta in campo lo rendeva un giocatore propenso a collezionare cartellini. Un atteggiamento che gli costò persino una multa dalla Football Association. Lo stesso anno ricevette una sospensione di due settimane dallo United dopo aver perso il treno per una partita a Stamford Bridge, a causa di un weekend passato con una famosa attrice.

Saltare allenamenti e impegni della società divenne una pura abitudine per l’attaccante. Forte dei suoi gol, furono molteplici le sue famose assenze ingiustificate dall’allenamento. Nel gennaio 1971, Best non si presentò al campo per una settimana. Venne pizzicato da un cameriere in una stanza di albergo, in compagnia di Carolyn Moore, Miss Gran Bretagna in carica, e migliaia di sterline sul comodino vinte al casino vicino. Nel dicembre del 1972 si rese irrintracciabile per andare a festeggiare fra i nightclub londinesi. Un’insubordinazione che gli costò questa volta l’inserimento nella lista dei trasferibili.

Le liti con il management si facevano sempre più aspre ed erano solite portare Best a dare le dimissioni, per poi riprendere gli allenamenti qualche giorno dopo.

Il 1º gennaio 1974 è la data della sua ultima partita ufficiale con il club prima dell’espulsione definitiva. La miccia che scatenò le pratiche di allontanamento, fu ancora una volta un’assenza ingiustificata di tre giorni dagli allenamenti.

A soli sei anni da quella magica finale di Coppa dei Campioni, George Best sembrava finito. E lo era.

Le ultime apparizioni

Dopo la cacciata dallo United, Best si imbarca in un viaggio attorno al mondo alla ricerca di una squadra che lo possa ospitare. Sudafrica, Repubblica d’Irlanda e Stati Uniti sono alcuni dei paesi che per un periodo di tempo vedranno il giocatore calcare i propri campi. In tutti questi anni a venire però, Best non riuscirà mai ad arrivare a quel successo ottenuto con il suo club iniziale. In compenso la sua vita privata comincerà inesorabilmente a prendere il sopravvento.

Le notti goliardiche ci misero pochi anni a  sfociare in un vero e proprio problema di alcolismo. Troppo difficile resistere a quelle tentazioni per un normale ragazzo di Belfast. Per quanto l’amore dei tifosi non abbia mai smesso di mancare al suo fianco, il giocatore non fu mai in grado di risolvere i suoi problemi. Il suo arrivo in Scozia all’Hibernian nel 1979, fece quadruplicare gli incassi dello stadio in sole due stagioni. Anche in questa occasione, Best venne licenziato dopo aver passato una grande serata con la squadra francese di rugby ad Edimburgo per una partita.

Nel 1982, George si ritirò dal calcio all’età di soli 37 anni.

 

La fine

La notizia della sua morte arriverà più di vent’anni dopo, anche se le cause non stupiranno i suoi fan più di tanto. Nel 2005, a pochi mesi da un trapianto di fegato che quasi gli costa la vita, fu ricoverato in terapia intensiva per un’insufficienza epatica. Una carenza causata dagli effetti collaterali dei farmaci immunosoppressori prescritti per evitare che il suo corpo rigettasse il trapianto. Tutti interventi scaturiti dal suo problema con l’alcol.

George morirà nelle prime ore del 25 novembre 2005, dopo la decisione di interrompere le cure all’età di 59 anni.